La Motivazione 1

La Motivazione

motivazione

Motivazione- Grafica Daniele Frau

Definizione

La motivazione è derivante da uno stato interiore all’individuo, non è possibile imporla a nessuno né tantomeno è possibile fingere di averla. Presuppone l’elemento di scelta che spinge e orienta verso azioni finalizzate a ottenere qualcosa, altrimenti parliamo di coercizione. Essendo la risultante di molteplici fattori occorre contestualizzarla sia nel tempo storico, sia nel periodo che la persona attraversa. La si deve concepire come modificabile. Tutti ricordiamo che le motivazioni che avevamo da adolescenti, ad esempio, sono diverse da quelle di oggi. Sono cambiati i nostri obiettivi e così le azioni.

Ogni persona la vive in modo unico, personale, adatto a rispondere ai propri bisogni

Consideriamo globalmente le Motivazioni come i motori che spingono alle Azioni. In ottica positiva se l’organizzazione a cui si appartiene fornisce delle Ricompense, come ad esempio un premio aziendale, queste determinano un aumento della Soddisfazione che a sua volta motiva verso nuovi Bisogni. Questi sostengono e incrementano le motivazioni a lavorare bene. È quindi un ciclo che se alimentato con input positivi genera output positivi. Secondo Maslow lo stato di bisogno, ovvero in non possesso di un “oggetto”, crea motivazione al suo raggiungimento. Per illustrare la sua teoria disegna una piramide, che dal basso si innalza descrivendo bisogni via via più complessi poggiano su quelli sottostanti.

La piramide di Maslow

Partendo dal basso abbiamo:

  • bisogni fisiologici rappresentano la base, costituita dal bisogno di alimentarsi, vestirsi, ripararsi, avere condizioni lavorative accettabili;
  • bisogni di sicurezza riguardano la possibilità di garantirsi una sicurezza fisica e psicologica duratura;
  • bisogni di appartenenza sono relativi al desiderio di crearsi una rete relazionale in cui si è riconosciuti e si riceve approvazione;
  • bisogni di stima sono distinti in bisogni di autostima (desiderio di raggiungere risultati e padronanza del proprio lavoro tali per essere soddisfatti di sè) ed eterostima (desiderio di essere riconosciuti dagli altri per il proprio lavoro, di avere una buona reputazione e collocazione sociale);
  • bisogni di autorealizzazione hanno a che fare con la possibilità di realizzare le nostre potenzialità, la cui soddisfazione si manifesta nell’accettazione di sé, nella spontaneità e nella capacità di creare relazioni umane profonde.

I primi due sono definiti primari, ci accomunano a prescindere dal ceto sociale o cultura di appartenenza. Gli altri tre invece sono secondari, cioè più legati a contesti di riferimento e caratteristiche individuali o di gruppo.

Il modello e la realtà

Questo modello, certamente il più conosciuto presuppone però una soddisfazione lineare dei bisogni che vanno obbligatoriamente dal più basso al più elevato. Oggi l’esperienza ci insegna che le ricette per arrivare alla cima sono molteplici e talvolta vi si arriva per vie parallele e meno canoniche. Ci sono persone che pur di arrivare al loro obiettivo sono disposte a sacrificare il soddisfacimento di bisogni che per i più sono basilari. Mi ricordo a tal proposito la storia di un signore che giunto in città aprì un bar, questo era il suo luogo di lavoro di giorno e con estremo sacrificio la sua casa di notte. Era molto piccolo e scomodo come domicilio ma aveva in progetto di ingrandirlo e poi, solo poi pensava di cercare una casa per vivere e portare la sua famiglia che era dovuta rimanere al paese di origine perché non si potevano permettere di stare tutti in città. Oggi quel signore, ormai in pensione, possiede una decina tra bar e locali e il figlio li gestisce.

Di: Nicola Meloni

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